Mister Marchionni: "A Ravenna starei a vita. C'è la magia giusta"

Ospite della puntata settimanale n. 46 del podcast “Voci dal Benelli”, Marco Marchionni ha mostrato il lato più autentico di sé, spaziando fra l’attualità calcistica e i ricordi del passato. Ama Ravenna e i ravennati e siamo convinti che qui, in Romagna, il Mister pianterà radici.

Il campionato, al momento, vede la tua squadra in testa, nonostante l’inciampo di Pesaro: un incidente di percorso che poteva capitare…

Sicuramente avremmo potuto fare meglio in termini di prestazione e gioco; nel primo tempo, in realtà, abbiamo creato qualche occasione, mentre nel secondo la squadra non mi è piaciuta. Il contemporaneo pareggio dell’Arezzo rende un po’ meno amara la nostra sconfitta, ma questo non ci deve consolare; ad ogni modo penso che, per quanto mostrato finora, i ragazzi vadano applauditi e sostenuti perché stanno disputando una stagione davvero sopra le righe.

Addetti ai lavori e tifosi, sin dall’estate scorsa, accreditavano l’Arezzo come favorita per la vittoria del campionato. Il Ravenna che hai visto nascere, già dal ritiro di Acquapartita, che sensazioni ti dava? Avresti sperato, oppure creduto, a dicembre di essere in testa?

Non credo si possa parlare di speranza, piuttosto di consapevolezza di avere a disposizione un gruppo molto compatto e unito; già dalle prime settimane di preparazione si percepiva una certa magia e da tante piccole cose ho capito che avremmo potuto fare bene. Un plauso va alla società che ha allestito una rosa competitiva, costruita su una base, quella dell’anno scorso, utile a dare serenità e credibilità all’intero gruppo.

In Italia siamo tutti allenatori e Ravenna non è esente da questa bonaria presunzione; tanti tifosi giallorossi si chiedono se la squadra potrà derogare dal consueto modulo 3-5-2 e presentarsi, magari dall’inizio, con un atteggiamento più offensivo anche negli interpreti in campo. Cosa ne pensi?

I moduli sono numeri. Ciò che conta è l’interpretazione e la sicurezza con cui i calciatori si muovono; il nostro sistema è collaudato, ma al di là di questo scaliamo sempre in avanti e così è come se difendessimo sempre con quattro uomini. Per me, non ci sono problemi nel cambiare schema, però è importante che i giocatori siano certi e sicuri nel muoversi da squadra.

Il Mister con la "squadra" di Voci dal Benelli

Arrivati al giro di boa, puntiamo alla promozione in serie B?

Beh, io continuerei sempre così! (Sorride, N.d.A.); non dimentichiamo da dove siamo partiti perché credo che in pochi avrebbero scommesso su di noi in testa al campionato. Il nostro obiettivo deve essere quello di migliorarci domenica dopo domenica, consapevoli di avere in rosa giocatori che erano con noi in serie D, uno che non giocava da due anni (Okaka, N.d.A.), perciò quello che di buono verrà, lo prenderemo.

A proposito dei tuoi calciatori, ce n’è qualcuno nel quale ti rivedi? E poi, come gestisci il rapporto con Okaka, con il quale sei stato compagno di squadra ai tempi della Sampdoria?

Da Pozzo mi assomiglia abbastanza nelle movenze, anche se qualche volta lo riprendo perché potrebbe leggere meglio certe giocate; c’è da dire che il calcio di oggi è cambiato rispetto ai miei tempi, quindi faccio fatica a trovare qualcuno che interpreti il ruolo esattamente come lo facevo io. Con Okaka ho sempre avuto un ottimo rapporto e ora cerco di lasciarlo sempre sereno e libero; sono molto tranquillo nel parlare con lui perché sapevo e so che occorre tempo per rimettersi in moto dopo due anni di inattività. Stefano è arrivato motivato e sono felice che, grazie anche al prezioso apporto dei preparatori atletici, sia diventato determinante in campo e nello spogliatoio.

Il tuo percorso da allenatore si basa sue due riferimenti: Silvio Baldini e Cesare Prandelli. Quali valori, umani e tecnici, ti hanno trasmesso?

Parto subito dicendo che non ci sentiamo spesso, ma il patrimonio che custodisco del loro insegnamento è prezioso. Baldini era un visionario e, già verso la fine degli anni ’90, praticava idee di gioco che si sarebbero viste molto più avanti nel tempo; l’Empoli del Mister si divertiva e giocava a memoria con i vari Di Natale, Cappellini, Bresciano, ecc. Prandelli ha sempre avuto il nobile obiettivo di far giocare a calcio le proprie squadre; ecco, di lui, molto probabilmente, porto con me questa attitudine perché anche io desidero che i miei ragazzi si muovano e trattino il pallone come si deve. In sintesi, Baldini voleva essere pratico, Prandelli amava abbinare all’utile il bello e la coralità del gioco. Per me è stata una fortuna conoscere entrambi e li ringrazierò sempre per l’insegnamento ricevuto.

Il passaggio da calciatore ad allenatore è stato complicato?

L’ultimo anno di carriera, a 37 anni, è stato difficile: la testa era quella del giocatore, il fisico non reggeva più. Allora Silvio Baldini, che era l’allenatore di quella Carrarese, mi propose di essere il suo vice e da lì ho iniziato. Il passaggio è stato tranquillo e, se devo essere sincero, non mi manca giocare; mi piace molto allenare ed essere 24 ore su 24 concentrato sul mio lavoro.

Ormai sei a Ravenna da due anni: la partita che rigiocheresti e quella, invece, che ti ha emozionato di più?

Rigiocherei senz’altro il match di ritorno a Forlì (3-2, 23/3/2025, N.d.A.) nello scorso campionato: arrivammo mentalmente scarichi e inconsciamente non pronti. Ricordo volentieri, invece, la mia prima panchina perché coincise con la rimonta sul San Marino (2-1, 27/10/2024, N.d.A.): da lì iniziò il cammino che tutti conosciamo.

Usciamo per un attimo dal rettangolo di gioco: come vivi la città? Hai un posto del cuore a Ravenna?

Mi sento a casa qui da dove ti sto parlando, all’hotel “Classensis”, da Claudio: con lui ho instaurato un bellissimo rapporto di amicizia, tant’è che vengo anche con la mia famiglia. Per quanto riguarda la città, devo dire che non ho mai incontrato nessuno che si sia posto nei miei confronti in modo sgarbato e invadente, tutt’altro: ho la fortuna di vivere in un posto bellissimo, molto tranquillo, girando il centro e incontrando persone educate, gentili e accoglienti. Ravenna trasuda storia e cultura e ne sono affascinato; mi piacerebbe mettere radici qui, come ha fatto da ormai 23 anni il mio amico Gianluca Atzori, perché sto veramente bene con la gente, che sta capendo gli sforzi di Ignazio Cipriani nel volere costruire nella sua città e con la sua famiglia una grande pagina di sport.

Mister, la tua top 11 di sempre: modulo 4-2-3-1.

Mentre chiacchieravamo, pensavo già a chi schierare! Allora, togliamo la Nazionale, se no metterei tutti i protagonisti del 2006 e sarebbe troppo facile. Comunque: in porta Buffon, in difesa Bonera, Ferrari, Chiellini e Vargas; in mediana Cristiano Zanetti e Nedved, poi Cassano, Del Piero e Di Natale dietro a Trezeguet. Mica male, vero?

Chiudiamo con un’altra sfida: chi è, secondo te, il più grande calciatore della storia?

Se escludiamo Maradona e ci limitiamo ai giocatori che ho visto dal vivo, avendo avuto anche la fortuna di affrontarli in campo, metto davanti a tutti Ronaldo il fenomeno: un mostro!

Ringraziamo Marco Marchionni, davvero gentile e disponibile nel dedicarsi ai tifosi e nel raccontare e raccontarsi, al di là della veste formale e ufficiale con la quale lo vediamo in conferenza stampa prima e dopo le partite. In bocca al lupo, Mister, affinché anche il girone di ritorno ci possa regalare le stesse gioie di quello d’andata.

 di Fabio Pagani

(c) Riproduzione riservata

  

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