Grazie di tutto, Oreste (anche se non hai comprato Trezeguet)


"Il tifoso non vuole essere considerato uno strumento o un oggetto ‘lontano’. Il tifoso vuole essere coinvolto. Basta avere dialogo. Basta avere la pazienza di farlo partecipe dell’attività del club. Ai tifosi, io ho sempre detto tutto, dalle difficoltà agli obiettivi. E, questo modo di fare, è stato apprezzato".

Bastano queste brevi battute, rilasciate da Oreste Pelliccioni a “Il Resto del Carlino” nel 2023, per ricordare la cifra umana e la schiettezza di colui che non è stato solo un dirigente, ma che ha rappresentato la rinascita e la speranza di fare calcio a Ravenna.

Pelliccioni ci lascia a 75, oggi, dopo una lunga malattia; uomo genuino, a tratti burbero, non si tirava mai indietro, nemmeno di fronte alle contestazioni. È l’estate del 2001 e l’U.S. Ravenna non esiste più. Il riminese Amilcare Gregori ed il sammarinese Oreste Pelliccioni decidono allora di imbarcarsi nell’avventura di riportare i colori giallorossi nel calcio che conta, trovandosi a ripartire dal campionato di Eccellenza: il Ravenna Calcio lo stravince con 82 punti, quattordici in più del Massa lombarda, arrivato secondo. È il Ravenna di Kristic e Proculo, per capirci, oltre che della bandiera Beppe Pregnolato.

Oreste Pelliccioni in una foto d'archivio

L’anno successivo, Pelliccioni allestisce una rosa con tutti atleti del territorio, guidata dal giovane Massimo Gadda: ancora una volta il Ravenna centra la promozione al primo colpo, con 68 punti, uno in più del Real Montecchio; in rosa, il povero Mingozzi, Matteo Rossi, ancora Pregnolato, Matteo Bondi e Sandro Biserna, capocannoniere con 17 gol. In soli due anni, il sodalizio di Gregori e Pelliccioni ritorna nel calcio professionistico. Il primo anno di serie C2, porta una nuova proprietà, anche se temporanea: arriva, infatti, Luca Ferlaino che ingaggia oltre cinquanta giocatori. Mister Gadda fa fatica a districarsi in un calderone del genere e va in attrito con Pelliccioni, che lo esonera dopo sole quattro giornate; Pelliccioni stesso abbandonerà la società, che richiamerà Gadda in panchina: ma questa è un’altra storia.

Quello che resta, oltre alle imprese sportive del compianto Direttore, è il lascito umano che ha saputo trasmettere alla piazza e al cuore caldo del tifo: un uomo, Pelliccioni, che non si è mai nascosto, nel bene e nel male e che, anche negli anni a venire, si è sempre dimostrato vicino ai colori giallorossi.

Auspichiamo che il Ravenna FC, domenica, contro il Bra, scenda in campo con il lutto al braccio: sarebbe un bel modo per ricordare e, speriamo, dedicare la vittoria a Oreste Pelliccioni, che non sarà riuscito a comprare Trezeguet, come recitava un geniale coro in suo onore, ma che ha regalato emozioni e gioie ad un intero popolo.

di Fabio Pagani
(c) Riproduzione riservata

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